1940-41:
Entrato in
rotta di collisione con la squadra, Lauro
si dimette lasciando la carica di presidente
a Gaetano Del Pezzo, che ingaggia come allenatore
l'ex bandiera Vojack. Nonostante risultanti
alterni ed episodi spiacevoli, a tratti drammatici,
come la morte del terzino Fenoglio, il Napoli
arriva 7°, a parità di punti con
il Torino.
1941-42:
In pieno conflitto bellico, con
una città ed una società economicamente
allo stremo delle forze, arriva la prima storica
retrocessione in serie B. Fatale la sconfitta,
all'ultima giornata di campionato, in casa
del Genoa per 3-0. 23 punti totalizzati, appena
1 in meno di Atalanta e Livorno, il Napoli
è 15° e scivola in serie B insieme
al Modena ultimo classificato.
1942-43:
Nonostante la retrocessione il tecnico
Vojack resta ugualmente sulla panchina azzurra
ma poi si dimette lasciando la conduzione
tecnica a Pippone Innocenti. Il Napoli arriva
3° in serie B ma non fu sufficiente per
tornare nella massima serie prima che la guerra
interrompesse l'attività della Federazione.
1943-44:
Nessun campionato disputato a causa
della Guerra.
1944:
Dopo l'interruzione, causata dal
conflitto bellico in corso, nel 1944 furono
creati a Napoli due club: la Società
Sportiva Napoli, promossa dal giornalista
Arturo Collana, e la Società Polisportiva
Napoli, fondata dal Dott. Gigino Scuotto,
nei locali del bar Pippone.
1945: I due club si fondono
assumendo la denominazione di Associazione
Polisportiva Napoli, di cui diviene presidente
Pasquale Russo. La squadra prende parte ad
un campionato regionale con Stabia, Scafatese,
Frattese ed altre compagini campane.
Si gioca nel recinto dell'Orto Botanico poiché
l'"Ascarelli" è stato abbattuto.
Un curioso aneddoto racconta della gara contro
la Salernitana: l'arbitro Stampacchia, sul
punteggio di 1-1, perde le redini della gara.
Si scatena una rissa che la giacchetta nera
riuscirà a placare solo fingendosi
morto. Strategia geniale che funzionò
perfettamente.
1945-46:
Si torna all'antica. Il Campionato
viene diviso in un Campionato Alta Italia
a 14 squadre, tutte di serie A, e un Campionato
Centro Sud a 11 squadre, 4 di A e 7 di B.
Con Raffaele Sansone in panchina, il Napoli
vince il Campionato Centro Sud arrivando 1°
davanti a Bari e Roma, e si qualifica per
le finali nazionali, costituite da una Lega
formata dalle prime 4 classificate dell'Alta
Italia e del Centro Sud. Il Napoli chiude
al 5° posto con 13 punti in 14 gare, ma
comunque ottiene la promozione in serie A
che torna a girone unico, ma stavolta a 20
squadre. Intanto fanno il loro ingresso in
società personaggi storici come Alfonso
Cuomo e, soprattutto, Egidio Musollino. Risultato
finale di questa stagione: 1° nel Campionato
misto A e B Centro-Sud. 5° nel Girone
finale. Promosso in serie A.
1946-47:
Si torna dunque al girone unico
e Sansone è ancora sulla panchina azzurra.
Si gioca al Vomero, allo Stadio Collana. Risultato
storico da ricordare, il pareggio per 2-2
contro il grande Torino di Valentino Mazzola,
Maroso, Loich e Gabetto. Il Napoli arriva
8°, a pari punti con l'Atalanta e una
migliore differenza reti. Dal punto di vista
societario si ritorna, da Associazione Polisportiva
Napoli, alla più tradizionale denominazione
sociale: "Associazione Calcio Napoli".
1947-48:
Il presidente Russo, lascia la carica
a Mussariello coadiuvato da Musollino. Dalla
Roma arriva l'ala albanese Maim Krieziu per
ben 16 milioni di Lire. Il campionato è
sempre a girone unico ma per questa stagione
eccezionalmente a 21 squadre. Il tecnico Sansone
comincia la stagione ma, in assenza di risultati
positivi, viene sostituito prima da Vecchina
e poi da Sentimenti nelle vesti di allenatore-giocatore.
Da centravanti giocò anche un sudamericano,
Roberto La Paz, primo giocatore di colore
del calcio italiano. Neppure questo funambolico
"coloured" bastò ad evitare
la retrocessione. A condannare gli azzurri,
in uno storico Napoli-Roma con una doppietta
delle sue, fu un certo Bruno Pesaola, detto
"il Petisso". Fatale fu poi una
sconfitta contro l'Inter, rete di Lorenzi,
scaturita da un clamoroso errore dell'arbitro
Bonivento, alla sua ultima direzione di gara
della carriera, che annullò una rete
regolarissima a La Paz. Ma l'evento determinante
derivò dal presunto tentativo di corruzione
nella partita vittoriosa contro il Bologna
che portò la squadra azzurra al 21°
posto della classifica, nonostante i 34 punti
totalizzati, che sarebbero stati sufficienti
per la salvezza, grazie ad una migliore differenza
reti nei confronti della Salernitana 18esima.
Dunque il Napoli conosce la 2ª retrocessione
della sua storia.
1948-49:
Alla guida della società
c'è Egidio Musollino affiancato da
Scuotto e Cuomo. Alla guida tecnica della
squadra, invece, viene chiamato "farfallino"
Borel, grande ex giocatore della Juventus.
Dopo 225 gare lascia anche un altro grande
"Cherry" Sentimenti. La squadra
non carbura e a Borel subentra Gigino De Manes
il quale, a sua volta, viene poi sostituito
da Mosele. I cambiamenti tuttavia non portano
i risultati sperati e la stagione si conclude
con un 5° posto raggiunto totalizzando
45 punti. Il capocannoniere è Renato
Brighenti, fratello maggiore del più
famoso Sergio. Ma si resta ancora in serie
B. Nel frattempo un tragico evento scuote
tutta l'Europa calcistica e non solo. Il 4
maggio 1949 l'intera squadra del "Grande
Torino", vincitore dei 5 scudetti assegnati
nelle ultime 5 stagioni, muore nel tragico
incidente aereo di Superga.
1949-50:
Per centrare la promozione Musollino
si affida ad Eraldo Monzeglio, ex tecnico
della Pro Sesto. Lascia Pretto, quattordici
stagioni e 224 partite in azzurro, che si
trasferisce in Bolivia. Torna invece Gramaglia.
Il Napoli parte molto bene. A cavallo di Natale
sono ben 11 i risultati utili consecutivi.
Il finale di torneo è ancora più
strepitoso e gli azzurri superano anche l'Udinese
piazzandosi al 1° posto. Suprina superbo
capocannoniere con 15 reti. Il Napoli torna
di nuovo serie A.
|